Il metro dell'umana decenza
Uno strumento per chi sente di fare abbastanza contro la violenza di genere
Se sei arrivato fino a qui significa che dovresti aver chiaro cos’è il consenso.
Questo però non basta per dire che hai fatto tutto il possibile per contrastare la violenza di genere.
Quando un’attivista ha provato a raccontare le varie forme con cui un uomo può esercitare violenza su una donna, hai sentito come primaria la necessità di difenderti, anziché di continuare ad ascoltare?
Quante volte hai segnalato pubblicamente casi di sessismo a cui stavi assistendo?
Hai mai pensato che un tuo amico o collega potesse essere un molestatore? Cos’hai fatto?
Non mettere in pratica violenza non è sufficiente a dire che si sta facendo tutto il possibile per contrastarla. Manca ancora qualche giorno al 25 novembre, la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza maschile contro le donne; tu, per l’occasione, cosa farai?
E l’indomani?
E oggi?
I CONFINI DEL CONSENSO
Cosa significa, nella pratica, questo emendamento bipartisan che prevede che senza consenso “libero e attuale” siamo di fronte a reato di violenza sessuale? Come scrive Eugenia Nicolosi su Fem:
Finora, la violenza sessuale è stata configurata solo nei casi in cui fosse dimostrata e dimostrabile la costrizione, la minaccia o l’abuso di autorità. Con la nuova formulazione, il reato si configurerebbe anche quando l’atto sessuale avviene in assenza di un consenso esplicito, rendendo la volontà della persona offesa l’elemento centrale della fattispecie.
Domande come “hai gridato”, “lo hai morso”, “sei scappata”, in sostanza non verranno più poste o almeno così si presume.
Si chiama “il consenso non si scioglie in un drink” l’iniziativa di Federfarma Roma che prevede la distribuzione gratuita di kit per individuare la presenza di sostanze stupefacenti nei cocktail.1
Il test nasce per contrastare il “drink spiking”, ovvero la pratica di versare di nascosto droghe nelle bevande per stordire la vittima al fine di abusarla.
Ho letto diversi commenti che riflettono la mia prima reazione, ovvero indignarmi per l’ennesimo strumento con cui le donne devono preoccuparsi della propria sicurezza, mentre gli uomini continuano a essere deresponsabilizzati. Allo stesso tempo, però, penso: e se una ragazza volesse utilizzare il kit per il suo Tinder-date, la scoraggerei? Ovviamente no, quindi forse così male non è. Forse, nell’attesa di un cambiamento sistemico, va bene anche questo. Forse, la realtà è sempre più complicata di un giudizio binario.
Come ci ricorda la Casa delle Donne Lucha y Siesta, promotrice dell’iniziativa, dobbiamo continuare a lavorare su entrambi i lati: “Se da una parte ci sembra importante fornire strumenti di autotutela, dall’altra riteniamo fondamentale continuare a lavorare per la costruzione di una cultura del consenso”.
Se meno dell’1% dei figli e delle figlie dei family influencer esprime contrarietà nell’essere ripreso (e nonostante ciò, il contenuto viene comunque pubblicato), significa che il restante 99% sta dando il proprio consenso?
Calcolando che stiamo parlando perlopiù di bambine e bambini al di sotto dei 5 anni e che una delle caratteristiche fondamentali del consenso è quella di essere informato sulle conseguenze, la risposta è no.
Questi e altri dati sui tipi di esposizione dei minorenni sui social si trovano nella ricerca che abbiamo svolto in Terre des Hommes e che si può leggere cliccando qui.
Le segnalazioni di questa settimana:
Un altro modo per misurare l’equità e la cultura del rispetto nei diversi Paesi: quanto sono comuni le amicizie uomo-donna su Facebook?
Grazie a Isotta Dell’Orto per la condivisione della fonte.
Michela Ceriani non è una pubblicitaria, ma ha colto perfettamente lo spirito di questa campagna su una zanzariera.
“Perché giustamente per farti capire che le zanzariere sono antisfondamento servono décolleté e gonna. Un gatto o un cane che vanno a sbattere contro sarebbe stato troppo ridicolo” commenta Ceriani.
Grazie a Chiara Bacilieri vengo a conoscenza di “Ad alta voce, insieme”, un progetto educativo nato dal libro “Stai zitta” di Michela Murgia che coinvolgerà 900 studentesse e studenti delle scuole superiori di Ferrara.
Nella gaylassia che ospita il pianeta di Clitopolis. la principessa Saira dovrà salvare la sua ex da un gruppo di bianchi eterosessualieni. Non vedo l’ora che “Lesbian Space Princess” atterri nei nostri cinema.2
Le panchine della città sono più di un servizio per chi ha bisogno di riposo. La loro conformazione ci fa intuire quanto le politiche del posto siano più o meno ostili alla parte della popolazione ritenuta meno produttiva (leggi: persone senza fissa dimora, persone in pensione o disoccupazione, giovani). Dalla newsletter di
, in questo numero insieme a .

Dalla newsletter di Donata Columbro che ha sua volta riprende un reel del New York Times Poi non dite che “non si può più dire niente”: questa campagna di Tetrabondi che mi ha suggerito Stefano Ficagna è politicamente scorretta e inclusiva al tempo stesso. Perfetta.
Ti mando un saluto più gentile di quello dell’immagine sopra,
a presto,
Flavia.









Ciao, mi piace molto quello che scrivi. Volevo segnalare quanto sia, a mio parere, chiaramente sessista l’ultima pubblicità dei biscotti 3 Marie. La mogliettina servizievole che prepara la colazione e sacrifica l’ultimo biscotto per lasciarlo a lui. Bastava che lui lo dividesse con lei per fare una pubblicità carina, ma evidentemente è forse purtroppo, nell’immaginario colpisce più così ☹️
Evvai ho superato l'esame della decenza umana, le donne sono salve!